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L’occhio di falco arriva sulla terra rossa, dalle polemiche di Montecarlo alla decisione

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L'occhio di falco arriva sulla terra rossa

La scorsa settimana, durante la semifinale del Masters 1000 di Monte Carlo, il tennista italiano Jannik Sinner è stato sconfitto dal greco Stefanos Tsitsipas. In seguito a questa partita, si è scatenato un acceso dibattito, particolarmente in Italia, un fenomeno abbastanza insolito nel mondo del tennis. Al centro della discussione c’è una decisione arbitrale che ha penalizzato Sinner in un momento cruciale del match.

Nel terzo e decisivo set, Sinner si trovava in vantaggio con un punteggio di 3-1 e con vantaggio nell’ultimo gioco, dove Tsitsipas era al servizio. Durante questo game, Tsitsipas ha commesso due doppie falli, ovvero ha sbagliato due volte il servizio, un errore che avrebbe dovuto costargli il punto. Tuttavia, nonostante il secondo errore fosse evidente, né il giudice di linea, responsabile di valutare se la palla è fuori o dentro, né la giudice di sedia, l’arbitro principale con il potere di sovvertire le decisioni del giudice di linea, hanno segnalato il fuori.

La partita è proseguita e Sinner ha perso lo scambio, concedendo così il game e, alla fine, la partita. Se la palla fosse stata correttamente chiamata fuori, il tennista italiano avrebbe vinto il game e molto probabilmente avrebbe potuto conquistare la partita. Infatti, avrebbe raggiunto un punteggio di 4-1 con due break di vantaggio.

Il replay, trasmesso poco dopo dalla regia del torneo, ha chiaramente mostrato che il servizio di Tsitsipas era fuori di circa una decina di centimetri, dimostrando così che il punto avrebbe dovuto andare a favore di Sinner.

L’incidente dei giudici potrebbe essere stato causato dal fatto che il torneo di Monte Carlo, così come gli altri eventi sulla terra rossa, non adotta ancora la tecnologia per determinare se una pallina è dentro o fuori, preferendo invece affidarsi alla valutazione visiva dei giudici di linea e di sedia. L’unica possibilità per Sinner di evitare l’errore sarebbe stata interrompere lo scambio e richiedere all’arbitro di scendere per controllare il segno lasciato dalla pallina sulla terra rossa, come avviene spesso in tornei disputati su questa superficie. In tal caso, avrebbe preso la decisione corretta e la giudice di sedia avrebbe dovuto concedergli il punto. Tuttavia, se Sinner avesse valutato erroneamente e la palla fosse stata dentro, interrompere il gioco avrebbe comportato automaticamente la perdita del punto. Questo spiega perché i tennisti spesso preferiscono non rischiare e proseguire il gioco nonostante eventuali dubbi.

Una giusta decisione?

Quanto accaduto a Monte Carlo rappresenta una situazione destinata a cambiare a partire dal prossimo anno. Dal 2025, tutti i principali tornei su terra rossa adotteranno l’occhio di falco, una tecnologia avanzata che consente una valutazione elettronica precisa del punto di rimbalzo della pallina, con un margine di errore estremamente basso. Questa decisione era stata precedentemente presa dall’ATP, l’associazione del tennis professionistico maschile, e non è una diretta conseguenza dell’episodio controverso tra Sinner e Tsitsipas, come alcuni media italiani hanno erroneamente suggerito in questi giorni.

È un passo significativo per garantire una maggiore precisione e giustizia nel gioco, equiparando i tornei su terra rossa a quelli già dotati di questa tecnologia, come quelli disputati su superfici in cemento.

A partire dall’anno prossimo anche sui campi in terra battuta sarà la tecnologia a determinare con precisione se la pallina è dentro o fuori. Questa decisione ridurrà significativamente il margine di errore, ma non lo eliminerà completamente, poiché anche il sistema dell’occhio di falco, sebbene estremamente affidabile e accurato, non è immune da possibili errori.

Fino a questo momento, i tornei su terra battuta hanno resistito all’adozione di questa tecnologia per ragioni sia pratiche che culturali. Dal punto di vista pratico, la terra battuta è la superficie su cui è più facile distinguere il segno lasciato dalla pallina, mentre dal punto di vista culturale, il tennis è uno sport tradizionalista e il cambiamento può incontrare resistenza. Tuttavia, l’evoluzione tecnologica è inevitabile e questa decisione segna un importante passo avanti verso una maggiore precisione e giustizia nel gioco, anche sui campi in terra battuta.

Tsitsipas terra rossa atp

L’occhio che serviva

L’occhio di falco, o Hawk-Eye in inglese, è il principale sistema di visione elettronica utilizzato in oltre venti sport in tutto il mondo, tra cui il tennis. La sua funzione principale nel tennis è quella di tracciare, in tempo reale e in modo estremamente realistico, la traiettoria della pallina al fine di determinare se è dentro o fuori dal campo di gioco.

A differenza di altri sistemi che utilizzano un’immagine statica catturata da una singola telecamera, l’occhio di falco combina le informazioni provenienti da dieci o dodici telecamere posizionate strategicamente intorno al campo. Queste telecamere, che registrano a una velocità di 340 fotogrammi al secondo, seguono il movimento della pallina e trasmettono i dati a un computer. Utilizzando queste informazioni, il computer è in grado di generare immediatamente una proiezione tridimensionale del punto in cui la pallina è destinata a cadere.

Questo approccio permette una valutazione molto accurata della posizione della pallina, contribuendo così a ridurre al minimo il margine di errore nelle decisioni degli arbitri.

Esatto, il margine di errore del sistema elettronico dell’occhio di falco è notevolmente limitato, generalmente compreso tra i 2,2 millimetri e i 3,6 millimetri. Questo è significativamente inferiore al margine di errore dell’occhio umano. Secondo uno studio condotto nel 2008, i giudici di linea commettevano errori nell’8,2% delle decisioni quando la pallina cadeva in un’area distante al massimo 10 centimetri dalla linea. Questo si traduceva in una media di circa quattro errori per set, la maggior parte dei quali sarebbero stati evitabili con l’uso della tecnologia dell’occhio di falco.

Hawk-Eye è il nome dato alla tecnologia sviluppata dall’azienda Hawk-Eye Innovations, fondata nel 2001 e acquisita dalla multinazionale giapponese Sony nel 2011. Oggi, molti sport popolari utilizzano il sistema Hawk-Eye, tanto che la tecnologia stessa è comunemente conosciuta come “occhio di falco”, analogamente alla Coca-Cola, dove il prodotto prende il nome dall’azienda.

Il debutto nel 2003

Il primo utilizzo dell’occhio di falco avvenne nell’agosto 2001 nel cricket, mentre nel tennis fece il suo debutto nel 2003 agli Australian Open, uno dei quattro tornei del Grande Slam. Inizialmente, l’occhio di falco non fu utilizzato per assistere gli arbitri e i giudici di linea durante le partite, ma piuttosto a fini televisivi, per mostrare agli spettatori la traiettoria della pallina attraverso una ricostruzione 3D.

Questo è ancora il caso nei principali tornei su terra rossa, dove le telecamere Hawk-Eye sono disponibili per il pubblico televisivo, ma non vengono utilizzate per decidere se la pallina sia dentro o fuori. Tuttavia, diversi tornei adotteranno questa tecnologia dal 2025.

roland garros occhio falco

Nel 2005, Hawk-Eye superò i test della Federazione Internazionale Tennis (ITF), e nel 2006 fu introdotto negli US Open come supporto per gli arbitri. Il passaggio ai test dell’ITF fu accelerato dopo l’episodio del 2004 agli US Open, durante i quarti di finale tra le tenniste statunitensi Jennifer Capriati e Serena Williams. In quella partita, Williams fu penalizzata da diverse decisioni dei giudici di linea, evidenziando l’importanza di un sistema più preciso per la valutazione delle chiamate.

Negli ultimi anni è emerso l’utilizzo dell’Hawk-Eye Live, un sistema che, appena dopo l’elaborazione delle immagini delle telecamere, emette ad alta voce la frase “Out!” quando la pallina è considerata fuori dal campo, sostituendo completamente i giudici di linea. Questo sistema è stato inizialmente sperimentato al torneo Next Gen, riservato ai migliori otto giovani giocatori dell’anno, e successivamente è stato adottato in alcuni campi degli US Open nel 2020.

Ha poi fatto il suo debutto su tutti i campi degli Australian Open del 2021, rendendo questo torneo il primo del Grande Slam senza alcun giudice di linea. Attualmente, nemmeno agli US Open sono più presenti i giudici di linea.

L’adozione di questa soluzione è nata dalla necessità di ridurre al minimo il numero di persone sul campo da tennis durante la pandemia da Covid-19, al fine di limitare i contagi. Tuttavia, gli organizzatori hanno notato il successo del sistema e hanno deciso di mantenerlo. Attualmente, in tutti i principali tornei maschili e femminili giocati su superfici in cemento, non ci sono più giudici di linea, ma viene utilizzato l’occhio di falco automatico.

La chiamata sull’erba

Al contrario, in tornei disputati su erba come Wimbledon, insieme ad alcuni altri, la situazione è diversa, e il vecchio meccanismo delle “chiamate” a disposizione dei giocatori è ancora in vigore. Il funzionamento del sistema è il seguente: al termine di uno scambio, se un giocatore non è convinto di una chiamata, può richiedere all’arbitro di visionare l’immagine elaborata dalle dodici telecamere. Se l’Hawk-Eye conferma la sua convinzione, il giudice di sedia assegna il punto al giocatore (nel caso in cui la pallina sia stata considerata fuori dall’avversario) o fa ripetere lo scambio (nel caso in cui la pallina sia stata considerata fuori dal giocatore ma in realtà era dentro). In questo meccanismo, ogni giocatore può richiedere fino a tre revisioni per ogni set, ma se la revisione gli dà ragione, quella non viene conteggiata, quindi il giocatore mantiene lo stesso numero di revisioni a disposizione.

I Var del Tennis

L’Hawk-Eye non è l’unica tecnologia di moviola in tempo reale esistente, anche se è quella più ampiamente utilizzata non solo nel tennis ma anche in altri sport. La prima tecnologia approvata per l’uso sulla terra battuta è stata quella sviluppata da Foxtenn. A differenza dell’occhio di falco, che si basa su proiezioni, Foxtenn valuta il cosiddetto “real bounce”, ovvero il rimbalzo reale, grazie all’impiego di quaranta telecamere che registrano 2.500 frame al secondo.

Tuttavia, al momento, questa tecnologia è utilizzata solo da pochi tornei, principalmente a causa delle difficoltà nel penetrare un mercato dominato da Hawk-Eye e dalle sfide pratiche legate all’installazione di 40 telecamere su ogni campo (al Roland Garros, ad esempio, servirebbero 800 telecamere, considerando il numero di campi presenti).

Quanto costa una decisione?

Secondo quanto riportato da Hawk-Eye all’emittente televisiva statunitense CNBC, l’attrezzatura per un singolo campo da tennis costa circa 100.000 euro, ma per alcuni campi potrebbero bastare 40.000 euro, e solitamente sono necessari tre giorni per installare e calibrare il sistema. La calibrazione viene eseguita lanciando più volte le palline sulle linee del campo, utilizzando una racchetta o una macchina lancia-palline.

Uno dei motivi per cui i tornei su terra rossa hanno tardato ad adottare questa tecnologia è che questa superficie è più suscettibile a cambiamenti dovuti alle condizioni atmosferiche e al passaggio dei giocatori, il che aumenta leggermente il margine di errore e richiede una ricalibrazione più frequente. Nei tornei su superfici in cemento, la calibrazione viene generalmente eseguita solo all’inizio del torneo, mentre su terra battuta potrebbe essere necessario ricalibrare gli strumenti anche tra una partita e l’altra, operazione che richiederebbe circa mezz’ora.

pallina tennis terra rossa

Anche se problemi di calibrazione degli strumenti possono verificarsi, sono generalmente piuttosto rari. Tuttavia, è successo in modo piuttosto eclatante in una recente partita del torneo di Miami tra la russa Daria Kasatkina e la romena Sorana Cirstea.

Nonostante l’occhio di falco sia già presente sui campi dei principali tornei su terra battuta per le trasmissioni televisive e la tecnologia sia stata approvata dall’ITF, gli organizzatori spesso scelgono di non utilizzarla principalmente per motivi legati alla tradizione e alla percezione che sulla terra battuta sia comunque più difficile commettere errori. Attualmente, durante una partita su terra battuta, un giocatore può interrompere lo scambio e chiedere al giudice di sedia di scendere dal “seggiolone” per verificare il segno lasciato dalla pallina sulla terra.

Tra conservatori e progressisti

In uno sport profondamente conservatore e legato alle sue tradizioni, molti spettatori (e anche alcuni giocatori) apprezzano il rituale dell’arbitro che scende in campo per controllare il segno, le discussioni con i giocatori e le giocatrici che non sono d’accordo. Come descritto in un recente articolo su Ultimo Uomo da Emanuele Atturo, questi momenti rappresentano “l’ultimo anello di congiunzione tra il tennis professionistico e quello da circolo“. Questa tradizione è anche il motivo per cui Wimbledon, il torneo più prestigioso e tradizionalista del tennis mondiale, ha atteso fino ad oggi prima di adottare l’occhio di falco in tempo reale (come già detto, lo farà dal 2025), mantenendo il sistema delle “chiamate“.

Quello che è emerso nel dibattito pubblico italiano dopo la partita tra Tsitsipas e Sinner rappresenta un fenomeno piuttosto inedito. Sebbene le discussioni tra giocatori e arbitri siano sempre esistite, nel tennis tradizionalmente chi protesta con i giudici non è visto di buon occhio, e l’accettazione delle decisioni arbitrali è considerata parte integrante del comportamento in campo. Per questo motivo, i più conservatori nel mondo del tennis si oppongono all’utilizzo della tecnologia, ritenendo che gli errori di chiamata facciano parte del gioco.

Tuttavia, come evidenziato da Ultimo Uomo, questa mentalità sta cambiando. Non solo perché la tecnologia sempre più avanzata si è dimostrata più precisa dell’occhio umano, ma anche perché molti tennisti e tenniste della nuova generazione non sono più disposti a tollerare errori di valutazione evitabili.

Con l’introduzione prevista dell’occhio di falco sui campi in terra battuta dall’anno prossimo, sarà interessante vedere se giocatori, arbitri e tifosi accetteranno le decisioni del computer anche quando il segno visibile sulla terra potrebbe suggerire il contrario. La fiducia nella tecnologia potrebbe rappresentare un punto di svolta nel modo in cui il tennis affronta le controversie sulle decisioni arbitrali e potrebbe influenzare l’atteggiamento generale nei confronti dell’uso della tecnologia nel gioco.

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Sonego in, Cobolli out ad Halle: Rune fuori all’esordio al Queen’s

In preparazione a Wimbledon, hanno preso il via i prestigiosi tornei di Halle e del Queen’s, con Lorenzo Sonego che avanza, mentre si arrende all’esordio Flavio Cobolli, così come Holger Rune

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Sonego, Halle

Hanno preso il via i principali tornei di preparazione a Wimbledon: gli ATP 500 di Halle e del Queen’s. Nella prima giornata, andata in scena lunedì 17 giugno, sono stati due gli italiani scesi in campo, entrambi in Germania: Lorenzo Sonego e Flavio Cobolli. A Londra, invece, spicca l’eliminazione all’esordio per Rune.

Halle, Sonego avanza: Cobolli si arrende a Hurkacz

Lorenzo Sonego ha superato, non senza fatica, Miomir Kecmanovic, facendo suoi due tie break. Un incontro che non ha visto nessun break messo a segno da ambo i tennisti e appena tre palle break in tutta la gara, tutte a favore dell’italiano. Il tennista torinese, tra l’altro, ha dovuto rimontare ben due mini break nel secondo tie break, dopo che si è trovato in svantaggio per 5-2.

Esce di scena, invece, Flavio Cobolli che lotta ma si arrende a Hubert Hurkacz per 7-5 7-6. Nel primo set il classe 2002 era riuscito a rimontare un break di svantaggio, salvo poi perdere nuovamente il servizio sul 6-5 a favore del polacco. Secondo set ancora più in bilico con il toscano che ha annullato due match point sul 6-5, cedendo, poi, solo al tie break.

Rune, Queen's

Queen’s, Rune subito out: record di ace per Raonic

Esordio da dimenticare, invece, al Queen’s per la testa di serie numero 7 Holger Rune che subisce la rimonta di Jordan Thompson. Il danese, infatti, ha conquistato il primo set per 6-4, salvo poi arrendersi al 7-6 6-3 dell’australiano. Da segnalare, sempre nel torneo inglese, anche la vittoria di Raonic contro Norrie in cui il canadese ha siglato il nuovo record di ace in un singolo match alla meglio dei tre set (47), superando il precedente primato di Karlovic (45).

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Stoccarda: Berrettini si arrende in finale, ma il feeling con l’erba chiama la ripresa

Matteo Berrettini si arrende in finale a Stoccarda a Draper, ma l’ottimo torneo e il mai tramontato feeling con l’erba lanciano ottimi segnali in vista dei prossimi appuntamenti

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Berrettini

A Stoccarda Matteo Berrettini si arrende all’atto finale a Jack Draper, che vince al terzo set, in rimonta, per 3-6 7-6 6-4 e conquista così il suo primo titolo nel circuito ATP. Qualche rammarico per l’italiano che nel tie break del secondo set, che, però, non cancella l’ottimo torneo disputato, considerando, soprattutto, lo stop da cui proveniva.

Un appuntamento che ha confermato ancora una volta il feeling speciale tra Matteo e questa superficie, che può diventare l’ancora a cui aggrapparsi per provare a tornare ad alti livelli dopo gli ultimi anni complicati anche, e soprattutto, a causa dei problemi fisici.

Berrettini ora prenderà parte al torneo di Halle, dove al primo turno affronterà lo statunitense Michelsen. Si tratta di un banco di prova importante per vedere il livello attuale del tennista romano e per crescere ancora di condizione in vista di Wimbledon, Slam che lo ha visto finalista nel 2021.

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