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Formula 1

Giovani incompresi, tanti soldi e pochi sedili: qual è il vero problema della Formula 1?

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Max Verstappen ha esordito il Formula 1 a soli 17 anni, nel lontano 2014. Era il gran premio di Suzuka, un week-end drammatico, che costò la vita a Jules Bianchi. Quella gara può essere vista come un vero e proprio spartiacque, per diversi motivi. Di lì a qualche anno sarebbe stato introdotto l’halo, ma soprattutto, nessun pilota minorenne avrebbe più avuto la possibilità di guidare una vettura nella classe regina. Il giovane olandese, senza saperlo, ha stabilito un record che, probabilmente, non verrà mai battuto. Già, perché la FIA ha imposto l’obbligo della maggiore età per il conseguimento della superlicenza.

I tempi cambiano, anche la Formula 1 si evolve. Nelle ultime stagioni abbiamo visto diverse rivoluzioni. Dal budget cap, alle vetture a effetto suolo, fino ad arrivare al passaggio di testimone iridato fra Hamilton e Verstappen. Ciò che non è cambiato sono i posti disponibili nella categoria. Dal 2015 in poi, le scuderie sono sempre rimaste 10, perciò, i tanti piloti emergenti venuti fuori dai rispettivi vivai non hanno avuto la possibilità di ottenere un sedile. Ma le nuove leve hanno cominciato a incontrare diverse difficoltà nell’affermarsi ai massimi livelli.

In primis per la diminuzione dei test stagionali, un tempo la normale routine. Questo è dovuto principalmente al numero di impegni durante il campionato, lievitato esponenzialmente negli ultimi anni, basti pensare alle 24 gare che ci attendono nel 2024. In secondo luogo per il veto posto dalle scuderie all’ingresso di un nuovo team, tabù che sfaterà Audi nel 2026. Ma fino ad allora cosa ne sarà dei giovani rampanti desiderosi di avere un volante in Formula 1? I vari Drugovich, Shwartzman, fino a Pourchaire. La linea verde è in pericolo.

Theo Pourchaire

Da Drugovich a Pourchaire: la F1 chiude le porte

L’approdo in Formula 1 passa prima dalla famigerata gavetta, che implica la partecipazione nelle serie minori, quali F3 e F2. Da regolamento, il vincitore della Formula 2 ha il sedile garantito nella classe regina per l’anno successivo. O quantomeno, dovrebbe. Il condizionale è d’obbligo dal momento che nelle ultime sette stagioni, solamente tre piloti hanno potuto compiere l’immediato salto di categoria: Leclerc, Russell e Mick Schumacher. I primi due corrono ancora, mentre il figlio del Kaiser è stato appiedato dalla Haas dopo appena due stagioni, per fare spazio all’esperto Nico Hulkenberg.

L’ultimo campione della Formula 2 attualmente presente nella classe regina è invece Oscar Piastri, anche se l’ascesa dell’australiano è stata tutt’altro che lineare. Difatti, il giovane pilota attualmente in McLaren ha trascorso una stagione da terzo pilota Alpine, prima di finire al centro d un vero terremoto di mercato, finendo per scegliere la scuderia di Woking. Ma agli ultimi due campioni recenti della serie cadetta è andata anche peggio.

Felipe Drugovich e Theo Pourchaire, vincitori rispettivamente nel 2022 e nel 2023, non hanno ancora avuto l’occasione di esordire in Formula 1. E questa opportunità, salvo colpi di scena, è ben lontana dal presentarsi nel 2024, data la situazione contrattuale dei piloti attualmente presenti nel circus. Se il brasiliano fa ancora parte della famiglia Aston Martin in qualità di terzo pilota, Pourchaire è stato dirottato in Super Formula, salutando la F1 ancor prima di diventarne parte.

Zak Brown, McLaren

Troppo show e pochi test

Al di là del posto di pilota titolare, impossibile da trovare in tempi brevi, un altro ostacolo all’ascesa delle giovani premesse sta nel regolamento della Formula 1. I piloti delle Academy devono scendere in pista in almeno due week-end, per disputare uno o più turni di prove libere. Decisamente troppo poco per consentire a un (si presume) giovane di prendere confidenza con la monoposto. Personalità di rilievo come Zak Brown e Frederic Vasseur hanno provato a proporre un cambiamento consistente soprattutto nell’aumento dei test fra un GP e l’altro, specie nelle settimane “vuote”.

Una soluzione tanto radiosa quanto inapplicabile. I 24 appuntamenti del calendario non lasciano spazio a prove ed esperimenti. Il tempo è sempre meno e i team non hanno mai la reale possibilità di dedicare una giornata ai test per i piloti del futuro. Un’assurdità, soprattutto se si pensa alle stesse Academy. A cosa servono i vivai se poi le prove di guida si riducono tutte al simulatore o tutt’al più alla guida di monoposto vecchie di almeno due anni? Se la Formula 1 intende evolversi e stare al passo coi tempi dovrebbe interrogarsi sulla questione.

Le giornate extra di test implicano una spesa piuttosto consistente per il circus. E ciò va a scontrarsi con la questione budget cap, introdotto proprio per limitare i costi. Ed è chiaro che la Formula 1 tenga ai propri interessi, sotto forma di introiti dai vari appuntamenti in calendario, nonché dalle televisioni e dagli sponsor. Sarebbe così folle pensare a una diminuzione delle gare o, quantomeno, a una revisione del regolamento, così da dare la possibilità alle giovani stelle di girare in pista?

Hamilton e Alonso

Futuro a rischio

Intendiamoci. Nulla contro i vari Hamilton e Alonso, ancora in Formula 1 a quarant’anni per emozionare il pubblico. Ma spendere milioni su milioni per l’ingaggio di un pilota è davvero più redditizio che consegnare il sedile a un ragazzo che ha il solo scopo di andare oltre il limite il pista e ambisce solamente a una promozione in F1? La risposta più gettonata sembrerebbe essere “sì”, se quello stesso pilota porta sponsor e visibilità al team. In questi termini, non si può certo contestare la scelta di Aston Martin, che ha puntato proprio sullo spagnolo.

Ma forse non sarebbe il caso di pensare anche a lungo termine? Parlando proprio di Aston Martin, forse il classe 1999 Drugovich meriterebbe un’opportunità. Anche perché, con un nuovo pilota all’anno proveniente dalla Formula 2, il rischio è quello di tarpare le ali alle giovani promesse. Col serio rischio di bruciare dei potenziali fuoriclasse, come successo con Mick Schumacher in Haas.

Insomma, il nodo della questione è la penuria dei sedili disponibili a fronte dei numerosi piloti prodotti dalle Academy. Magari basterebbe riportare i test stagionali nei lunedì post gara e durante le settimane di pausa fra un GP e l’altro. In conclusione, 24 gran premi non saranno troppi? Viene da pensare che il vero problema della Formula 1 risieda nella sua clamorosa incoerenza.

Formula 1

Verstappen regola Norris, è show: Ferrari, Imola non basta

Imola non basta alla Ferrari per tornare alla vittoria: Max Verstappen regola Lando Norris, chiudendo con il brivido sul finale

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Verstappen-Norris, Imola

Né Leclerc né Sainz, l’Italia della Formula 1 non sorride ad Imola. In parte, quantomeno. Max Verstappen vince, anche se, da oggi, può partire un nuovo mondiale. Lando Norris, infatti, vende cara la pelle e fa tremare il dominatore olandese.

Un venerdì buio, un sabato condito dalla pole e la vittoria alla domenica. Cambiando, pur lievemente, l’andamento del weekend, l’epilogo non cambia. Max Verstappen vince ancora, senza dominare questa volta.

Verstappen, McLaren e Ferrari in avvicinamento: Piastri e Sainz confermano

Le evoluzioni della McLaren iniziano a far tremare il giovane titano di Red Bull. La Ferrari segue a ruota, pur a debita distanza, avvicinandosi cautamente al livello necessario per la vittoria.

Max Verstappen

Piastri continua a crescere, convince e si piazza ai piedi del podio, precedendo Carlos Sainz, nonostante le difficoltà ad Imola. Seguono, poi, le Mercedes, ormai consolidata 4ª forza del mondiale, con Hamilton e Russell.

Delude, come in qualifica, Sergio Perez, soltanto 8°. Stessa macchina di Verstappen, risultati agli antipodi, a dir poco. A punti, infine, anche Stroll e Tsunoda. Prosegue, invece, l’appannamento totale di Fernando Alonso, scattato ultimo, in grado di guadagnare una sola posizione, con Albon ritirato.

Verstappen come Schumacher, eguagliando il record di vittorie consecutive ad Imola, ed Ayrton Senna, per pole consecutive, ma l’impero, ora, scricchiola.

Leclerc è 2° nel mondiale, e riporta la Ferrari sul podio ad Imola dopo Schumacher nel 2006, Norris da tempo dà filo da torcere in gara: McLaren e Ferrari non vincono, ma si avvicinano, Red Bull e l’olandese festeggiano, ma il tarlo può iniziare a disturbare il sonno.

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Imola, Verstappen pole sulle McLaren: Ferrari, sogni infranti

Max Verstappen si prende la pole position ad Imola: le Ferrari infrangono i propri sogni, scavalcate anche dalle McLaren

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Ferrari, Imola

Il solito Max Verstappen firma la pole position nelle qualifiche del weekend F1 ad Imola. Le Ferrari, sospinte verso il sogno dagli aggiornamenti portati nel GP di casa, si infrangono, prima sull’olandese, poi anche sulle McLaren.

Consueta pole senza particolari difficoltà per Max Verstappen, pronto a dominare anche nel weekend di Imola. Se le Ferrari puntavano a far sognare i tifosi di casa, la triste realtà è la solita sconfitta dal rivale in Red Bull, al quale si aggiungono le McLaren di Lando Norris e Oscar Piastri, rispettivamente 2° e 3°.

Ferrari Imola

Imola, Leclerc e Sainz deludono: Hamilton nelle retrovie, crolla Perez, Alonso ultimo

Soltanto 4°, infatti, Charles Leclerc, davanti al compagno Carlos Sainz. Gli aggiornamenti convincono i piloti ma, sin qui, non bastano per accorciare il gap con la vetta e contendersi i risultati ai quali la casa di Maranello ambisce.

Russell, prima delle Mercedes, precede Tsunoda, poi Lewis Hamilton. Dietro al britannico Ricciardo ed Hulkenberg, a chiudere la top-10. Delude Sergio Perez, soltanto 11°, davanti ad Ocon, Stroll, Albon e Gasly.

Male, e così fuori sin dal Q1, Valterri Bottas, Sargeant, Zhou e, contro ogni aspettativa e pronostico, anche Fernando Alonso. Lo spagnolo, protagonista di un errore al penultimo giro lanciato, rinuncia a rilanciarsi e scatterà ultimo allo spegnimento dei semafori ad Imola.

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Formula 1

Imola al (croce)via, Senna brividi da 30ennale: Ferrari, presente e futuro verso Red Bull

Al via il weekend di Imola in Formula 1: nel trentennale della scomparsa di Ayrton Senna la Ferrari sogna tra presente e futuro, nel segno di Red Bull

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Ferrari Imola

Al via il tanto atteso weekend di Imola, di ritorno in calendario in seguito alla cancellazione dell’anno passato. Un clima da brividi invade l’autodromo, nel segno del trentennale della scomparsa di Ayrton Senna, in questo medesimo tracciato. Ferrari sogna il colpaccio davanti al proprio pubblico, unendo presente e futuro sulla strada che porta al box Red Bull.

Il GP di Imola è, infatti, quello della prima messa in pista dei tanto attesi aggiornamenti in Ferrari. Cambiamenti al fondo della SF-24 adeguando, così, il carico aerodinamico agli standard imposti dalla concorrenza. Così anche le pance laterali della monoposto, ora più simili a quelle di Red Bull e McLaren.

Proprio Red Bull sarà la vera protagonista del weekend di casa in Ferrari. Gli aggiornamenti anti-Verstappen, infatti, tracceranno il futuro tecnico dei prossimi Gran Premi per la rossa, oltre a definirne il futuro sviluppo. Accorciare sul dominatore olandese come unico obiettivo, nel presente in chiave tecnica, e non solo.

Adrian Newey

Verstappen e Newey, Ferrari e Senna protagonisti ad Imola

Imola, infatti, è anche il weekend della possibile svolta sul fronte del futuro a Maranello. Confermati i contatti con Adrian Newey dall’ambassador Fisichella, la rossa proverà a chiudere le trattative, ancora una volta guardando alla Red Bull, per blindare il proprio futuro.

È poi la volta della dovuta parentesi ad Ayrton Senna. 30 anni e 16 giorni dopo la scomparsa del leggendario pilota brasiliano, infatti, la Formula 1 torna in pista proprio ad Imola. Nella cornice di un clima da brividi, iniziative dell’autodromo, piloti e tributi coroneranno un weekend che, oltre ai risultati sportivi, avrà molto da offrire dal punto di vista emozionale.

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